sabato 1 dicembre 2012
Il taccuino: perle con la salvia
Vino di salvia
Mettere in un lt di vino rosso 30 gr di foglie di salvia e lasciar macerare per 7 giorni , dopo di che filtrare e conservare in bottiglia. Si consiglia di berne due bicchierini al giorno come digestivo, tonico e antireumatico.
Infuso
Un gr di foglie di salvia in 100 ml di acqua bollente, lasciare in infusione per dieci minuti, berne una tazzina al giorno, se si vuole si può aggiungere miele e scorzetta di limone, contro l’asma e la tosse.
Per le gengive arrossate e per le affezioni della gola fare sciacqui e gargarismi con l’infuso.
Grappa alla salvia
Alcuni rametti di salvia freschi, un (1) litro di grappa e 50 grammi di miele. Macerare per 20 giorni i rametti di salvia in 1/4 (250ml) di grappa dentro un vaso di vetro chiuso agitando di tanto in tanto. Trascorso questo tempo si filtra e si unisce il filtrato alla grappa rimanente nella quale, precedentemente, sarà stato disciolto il miele. Le foglie fresche, sfregate sui denti, li puliscono e purificano l’ alito.
Per preparare un ottimo dentifricioMescolare 6 gr. di salvia polverizzata con 10 gr. di carbonato di calcio in polvere e 5 gr. di bicarbonato di sodio in polvere. Il miscuglio viene infine amalgamato con argilla verde.
L'aceto dei 4 ladri (e l'uso nella magia).
La storia:
La leggenda narra che durante la terribile peste che colpì Tolosa nel 1630, quattro ladri, non tenendo conto del rischio di contagio, entravano nelle case degli appestati, moribondi o morti per depredare le loro ricchezze. Arrestati furono condannati all’impiccagione.
Un giudice intelligente e curioso si era però chiesto come facessero a non essersi contagiati, nessuno dei quattro. Li interrogò promettendo loro la grazia se avessero rivelato l’interessante segreto. I ladri risposero che due volte al giorno si bagnavano i polsi e le tempie con un macerato di varie erbe, tra cui salvia, rosmarino, timo e lavanda. (Che da quel giorno prese il nome di aceto dei quattro ladri). Ma i registri del parlamento della città riportano che dopo aver appreso la ricetta, i 4 ladri furono, comunque, impiccati.
Un secolo dopo, nel corso di un’altra epidemia, sempre causata dalla Yiersinia Pestis nell’anno 1720 a
Incantesimo con lo specchio (protezione)
Disponete il vostro altare in cui posizionerete l’incenso (o meglioincensiere /vanno bene anche i comuni bastoncini di incenso o i coni) al centro e di fronte posizionategli un’immagine della Dea.
Prendete uno specchietto rotondo di circa 30 cm di diametro e tenetelo accanto a voi. Circondate l’altare con 9 candele di colore bianco. Nel vostro incensiere dovrete bruciare incenso protettivo come quello puro, sandalo o rosmarino.
Adesso dovrete accendere le candele partendo dalla candela che risulta difronte all’immagine della Dea dicendo:
"Luce Lunare Proteggimi!!"
(questa frase va ripetuta per ogni candela che accendete in tutto 9)
Prendete tra le mani lo specchietto che avrete deposto già da prima al vostro fianco ed invocate la Dea
mercoledì 28 novembre 2012
Il Natale ha origini pagane (parte 2)
Perché mai il pan dolce? L'usanza di consumare quest’alimento nei periodi solstiziali potrebbe risalire agli antichi Romani, perché Plinio il Vecchio, riferisce che alla festa del Natalis Solis Invicti si confezionavano le sacre e antiche frittelle natalizie di farinata. Con l'avvento del cristianesimo si modificò l'interpretazione riferendosi alle parole di Gesù: “Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà più fame e chi crede in me non avrà più sete; io sono il pane della vita”. Il Pane della Vita s'incarnò proprio a Betlemme, che nell'ebraico Bet Lehem significava Casa del Pane, nome dovuto probabilmente al fatto, che proprio in quella cittadina vi era un immenso granaio, essendo circondata da campi di frumento.
Il Natale ha origini pagane
Le feste natalizie, sono costellate di cerimonie ed usanze di cui non tutti conoscono il significato profondo, l'origine e l'evoluzione. Alcune di esse derivano da tradizioni pagane cristianizzate. Questa commistione di usanze di ispirazione evangelica con altre precristiane, è dovuta alla collocazione calendariale del Natale che, diversamente dalla Pasqua, è errata storicamente.
Nel vangelo di Luca, si narra soltanto che nel periodo in cui nacque Gesù, c'erano a Betlemme dei pastori che vegliavano di notte, facendo la guardia al gregge. Siccome sappiamo che i pastori ebrei partivano per i pascoli all'inizio della primavera, in occasione della loro Pasqua, e tornavano in autunno, è evidente che il Cristo nacque tra la fine di marzo e il primo autunno; tant'è vero che fino alla fine del III secolo il Natale, era festeggiato, secondo i luoghi, in date differenti: il 28 marzo, il 18 aprile o il 29 maggio.
L'albero di Yule
L’allestimento dell’albero di Yule è dedicato alla celebrazione della festa del solstizio d’inverno che oggi è stata assorbita dalla tradizione cristiana e sostituita con la celebrazione del Natale.
La prima edizione svoltasi nel 2008 a Torre Pedrera nel comune di Rimini a cura degli scenografi Paolo Fontecchia e Antonio Molin ha attirato visitatori anche dall'estero.
L’Accademia della Sabbia, in occasione dell’allestimento dell’ottava edizione del Presepe di Sabbia di Lignano Sabbiadoro, propone al pubblico una rivisitazione dell’albero di Natale traendo spunto dalla sua storia più antica e cioè quando nel primo millennio avanti Cristo le popolazioni del centro Europa celebravano la festa di Yule, che corrisponde all’odierno solstizio d’inverno: a partire da questo giorno il sole ricomincia ad alzarsi sulla linea dell’orizzonte e le ore di luce aumentano segnando il graduale ritorno alla bella stagione. Gli antichi popoli celtici si riunivano intorno ad un albero che in questa stagione presenta i rami spogli e lo adornavano di oggetti spesso colorati, quale rito propiziatorio per un rapido ritorno della primavera.
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